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HAGAR Blog


Sei nella categoria: Chi è Hagar

Giovedì, 11. Settembre 2008
Sto tornando
By hagaris2, 01:05

Sto tornando. Non c'è 2 senza 3 in fondo :-)

Qualche settimana e l'HAGAR Blog tornerà più bello e smagliante di prima.

Perché torno? Perché ho deciso che la mia libertà non la baratto con niente e con nessuno. Ho corso il rischio di farlo in questi ultimi mesi. Ad un tratto mi sono persa fra le dune del deserto come anni fa mi perdevo fra le viuzze di Milano.

Torno anche perché me lo ha chiesto la mia mamma. Quando le ho confessato che il blog l'avevo chiuso da mesi, lei mi ha detto che "ci aveva fatto l'orecchio al nome Hagar". C'è rimasta male, e io mi son detta: "E perché dare un dispiacere a mamma?"

Torno perché ci sono cose che cominciano a ribollire in me e chiedere voce. L'autocensura è forse una delle cose più sciocche che l'uomo possa fare, dal momento che l'uomo ha dignità se è LIBERO. Perciò torno. E tornerò a scrivere ai politici, ammesso che si possa ancora fare...  

Torna Hagar, ma in autunno entrerà in rete anche Patrizia, col suo sito professionale, slegato o intimamente legato all'HAGAR Blog, non lo so ancora. Deciderò al momento, di pancia. L’unica cosa certa ora è che ho ripreso il mio cammino in rete, e forse perché davvero internet è l'unico posto rimasto in Italia per dire liberamente ciò che si pensa. Per me internet è molto di più. E' l'avamposto delle possibilità. Possibilità concrete, per tutti, indistintamente, e su tutti i fronti. La rete è incredibilmente "meritocratica", quindi è il posto ideale per una come me. Uscire dalla rete, o non entrarvi mai, è da folli, e io me ne rendo conto oggi più che mai. 

Le mie due anime, quella di Hagar e quella di Patrizia, così diverse fra loro, cammineranno insieme d'ora in avanti. Hagar farà sentire la sua voce ancora e sempre su temi di politica, lavoro e società, mentre Patrizia comincerà a far conoscere in rete i suoi prodotti/servizi. E da buona docente della Hagar Business School quale sono, mi permetterò anche un piccolo sfizio, del quale vi parlerò più in la. E' tempo di tirar su la saracinesca.

Siamo noi il centro della nostra vita, ma solo se lo vogliamo e impediamo agli altri di decidere per noi. Saremo artefici della nostra felicità se lo pretenderemo con forza, accettando di vivere in perenne movimento. Movimento interiore, soprattutto, anche se io sono sempre una dalla valigia facile. Non fermarsi mai è il segreto per vivere una vita intensa di emozioni fino all'ultimo giorno, almeno per me. Eppure, per un attimo, me ne ero dimenticata. Ho provato a fermarmi in questi mesi, col risultato che stavo perdendo il potere sulla mia vita. Potere inteso come "possibilità"

Ciò che gli altri pensavano, dicevano o facevano, incideva sul mio stato d'animo. E così non dev'essere. E non sarà più. Appena l'ho capito, intimamente capito, non ho esitato: sono salita in groppa al mio Sebastiano e ho ripreso il cammino. Sono LIBERA, nella testa, nel cuore e persino nelle budella direbbe qualcuno, ma ora so che la Libertà oggi, e sempre di più in Italia, passa da internet e solo da internet. Quindi torno in internet.

Il tempo del tè è finito, e con lui il tempo per pensare. E' di nuovo il tempo di agire.

P.S.: Rimetterò man mano in linea quasi tutti i miei vecchi post, anche se purtroppo i commenti non potrò ricaricarli, e riprenderò da dove ho interrotto.

Vostra,

Hagar

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Sabato, 05. Maggio 2007
Il mio Credo
By hagaris2, 19:19

E dopo La Preghiera di Hagar... forse è meglio che scriva anche Il CREDO di Hagar, cioè le cose nelle quali credo, ho sempre creduto e continuerò a credere. 

1. Credo nella Libertà e nel Diritto alla salvaguardia della Dignità di ogni essere umano, perché libertà e dignità sono ciò che fanno di me una persona. 

2. Credo nell'Uguaglianza fra tutti gli esseri umani, senza distinzione di sesso e orientamento sessuale, razza, età, religione, lingua, livello culturale ed economico, credo politico. Questo vuol dire che credo nel diritto per ognuno di pregare il suo Dio come vuole, oppure essere ateo, cavoli suoi. Ognuno può immaginarsi il suo Dio come vuole, e il mio ve l'ho detto com'è: metà uomo e metà donna, con le zampe al posto dei piedi e le foglie al posto dei capelli. Disdegno la discriminazione verso le donne, gli omosessuali, i transessuali, i poveri, i neri, i musulmani, i meridionali, gli extracomunitari, gli anziani e i giovani, i malati (fisici e psichici) e i deboli tutti.  

3. Credo nel Diritto alle Pari Opportunità per tutti, che significa riconoscere a chi vale i suoi meriti, e questo sempre e ovunque, senza se e senza ma. Credo quindi nella necessità di cambiare la mentalità italiana che ci vuole tutti classisti e lobbisti, prostitute e prostituti, giocatori di golf e di bridge, oppure esclusi dalla società come appestati. Credo nel dovere di garantire al figlio del povero che non sarà povero anche lui, e lo stesso dicasi per il figlio di suo figlio, perché il diritto alla felicità è per tutti e non solo per chi nasce in una famiglia benestante. 

4. Credo nel Diritto alla Giustizia, cioè in uno Stato che punisce i veri malfattori e delinquenti e lasci in pace le persone per bene. Che le carceri siano svuotate, ma dai drogati che spacciano per procurarsi una dose, perché non sono delinquenti ma malati, dalle prostitute, perché sono donne schiavizzate, e dai ladruncoli di lettori MP3 e portafogli, perché se rubano quelle cose non è certo per arricchirsi ma per campare.  

5. Credo nel Valore della Cultura. Significa che il ricercatore non deve essere precario e guadagnare 800 euro al mese, e non dev’essere trattato peggio di un netturbino, lavorando in scantinati putridi e senza alcuna attrezzatura idonea al suo lavoro. Credo nel diritto dei laureati di svolgere mansioni da laureati e non da operatore di call center, cassiera di supermercato o lava scale.   

6. Credo nel Valore della Reputazione. Che nessuno venga diffamato ingiustamente, ma che nessun disonesto venga rispettato e onorato dalla società come fosse un professionista di valore (onorevole, imprenditore, finanziere, immobiliarista, banchiere, etc.). 

7. Credo nello Stato. Significa che non accetto che ci siano i barboni per strada e che i poveri debbano mangiare alla Caritas. Lo Stato dev'essere laico, per definizione, quindi è lo Stato che deve prendersi cura dei suoi cittadini più deboli, garantire loro sostegno e protezione. Fare di tutto per reinserirli nella vita sociale. 

8. Credo nella Famiglia. Ma per me la famiglia non è papà, mamma e figli. Per me famiglia è l'insieme di persone che scelgono di amarsi, proteggersi e prendersi cura l'uno dell'altro. Questi nuclei sociali vanno giuridicamente riconosciuti al più presto, e vanno tutelati al pari della famiglia tradizionale, che finora non ha certo mostrato di saper essere garante di quelli che tutti riconoscono come i principi base del vivere civile.  

9. Credo nell'Economia sana. Significa che ci dev'essere una legge seria e ferrea sul conflitto d'interessi e un'altra altrettanto seria e ferrea sul falso in bilancio, perché la mancanza di queste due leggi ha portato l'Italia alla cancrena. E’ come se avessimo prodotto una seconda Mafia che, unita alla prima, ci sta strangolando tutti. 

10. Credo nella Libertà. Apre la classifica e la chiude, perché non ce lo ripeteremo mai abbastanza che la Libertà è tutto ciò che serve per poter vivere felici. Libertà che l'Italia non ha, in nessun senso, e quindi non ho io in quanto cittadina italiana. Non sono libera di essere donna, perché questo vuol dire avere meno opportunità lavorative delle donne arabe. Non sono libera di aver perso il lavoro per colpa di quattro delinquenti, perché la società mi penalizza peggio che se fossi una senza più un titolo di studio. Non sono libera di amare chi voglio. Non sono libera di essere ingegnere, perché in Italia certi lavori sono di nuovo e sempre più riservati ai maschi. Non sono libera di protestare per la mia mancanza di libertà, perché... perché è così, ve lo garantisco. Quindi io credo in un'ITALIA LIBERA.

Ebbene, questi 10 Comandamenti io non li baratto con niente e con nessuno, MAI. Ovunque potrete trovare Hagar e ovunque potrete leggere le cose che penso, ma sempre di questi valori andrò fiera e sarò portavoce. Ho voluto mettere nero su bianco il mio CREDO perché si sappia che Hagar, Patrizia e questi Valori sono una cosa sola e inscindibile.

Hagar

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Sabato, 14. Aprile 2007
La scelta del nome Hagar
By hagaris2, 10:30

Voglio raccontare perché da oltre un anno ormai mi firmo come Hagar, e perché anche il mio libro uscirà a nome di Hagar.

Nasce tutto da un passo della Genesi che mi colpì molto quando lo lessi. Si parlava di matrimonio. Di rapporti extraconiugali. Di padroni e di schiavi. Di maternità, nella sua duplice veste, di desiderio e gioia da una parte e di calcolo e problema dall'altra. Si parlava del rapporto tra fratelli e di quello tra genitori e figli, che poteva andare dall'amore più assoluto verso taluni figli all'indifferenza più totale verso altri. C'era il tema dell'abbandono. Del rifiuto. Il tema del viaggio. Della fatica. Della disperazione. Ma anche quello della libertà e della speranza. C'era il tema della Fede, naturalmente, ma anche e soprattutto quello della carità e della giustizia. C'era il tema del dolore e del riscatto, che è come dire che c'era anche il tema della morte e della rinascita. C'era, insomma, quasi tutto ciò che serviva per descrivere l'animo umano, non dell'era di Abramo, ma dei giorni nostri. Hagar è il nome che mi aiuta a non dimenticare il deserto di Bersabea.

Ma ora il racconto dell'incredibile storia di Hagar, con un finale che sarà 'a sorpresa', credo, per molti di voi.

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Ismaele è il figlio illegittimo di Abramo, nato dall’unione di questi con Hagar, umile schiava al servizio di Sara, moglie di Abramo e sua padrona. Sara, certa di non poter avere figli, acconsente all’unione del marito con Hagar, per dare continuità alla stirpe di Abramo e così nasce Ismaele.

Un giorno, però, per intercessione divina, Sara rimane incinta di Abramo e genera Isacco, suo unico figlio legittimo. Ma Sara concepisce Isacco anche come unico erede di Abramo (non si capisce se del suo patrimonio o del suo amore di padre) e così chiede ad Abramo di cacciare Ismaele dalla loro casa. Abramo acconsente e un giorno, alzatosi di buon’ora, carica un po’ di pane e un otre d’acqua sulle spalle di Hagar e la manda via, assieme al figlioletto Ismaele, che però era anche figlio suo.

Hagar e Ismaele si perdono nel deserto di Bersabea e lì si ritrovano soli e disperati, senza più una goccia d’acqua nell’otre. Allora Hagar, certa che ad attenderli ci fosse ormai solo la morte, depone Ismaele sotto un cespuglio e gli si siede di fronte, “alla distanza di un tiro d’arco” riporta il testo, perché non voleva assistere inerme alla morte del figlio. Ma ecco che in quell’istante appare un angelo del Signore, che chiama Hagar e le chiede ragione del suo sconforto, e allora Hagar smette di piangere e riapre gli occhi. Vede che lì vicino c’è un pozzo d’acqua, quello che prima non c’era, e corre a dissetare Ismaele e se stessa, per poi riempire l’otre e rimettersi in viaggio.

Alla fine Hagar ed Ismaele si salveranno, e condurranno la loro vita nel deserto. Ismaele, dice la Bibbia, diventerà “un tiratore d’arco” e da lui si originerà una nazione eguagliata per grandezza solo da quella generata da Isacco, suo fratello. E stiamo parlando nientemeno che del popolo musulmano e di quello ebraico.

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